Le belle bandiere
con il sostegno di
Comune di Russi
Regione Emilia Romagna
Provincia di Ravenna
LA PAURA
ovvero
essere pronti è tutto
variazioni sul tema in concerto
di e con Elena Bucci
con brani tratti da ‘Venditori di paura’ di Ermellina Drei
suoni e sensori Raffaele Bassetti
direzione tecnica e macchinismo Giovanni Macis
luci Gianluca Bergamini, Davide Cavandoli, Alessia Massai
lampade Claudio Ballestracci
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
Un no scintillante, limpido, cristallino, che suonava come una risata.
Niente di più e niente di meno di un no. Facile. Prima era la paura.
(dal diario di Ermellina Drei)
le ragioni e i pensieri
La paura non è affatto un tema nuovo, forse non è nemmeno un tema.
Il fatto che mi sembri l’emozione predominante di questi anni, qui, in Italia, ma forse anche più in là, non è una ragione per farne uno spettacolo. Nemmeno il fatto che sia uno strumento di potere più affilato di un coltello lo è. Ma se ascolto lo sgomento che provo di fronte alla violenza nascosta in molti gesti quotidiani, alla rigidità del camminare per strada, all’ombra di sospetto negli sguardi, se noto come l’ammirazione ceda il passo all’invidia, se mi stordisce l’apatia con la quale accogliamo anche gli eventi più drammatici, obliando le lotte importanti dell’ultimo secolo, se mi sembra che ogni gesto di invenzione si areni contro un muro di ragionevolissimi ostacoli, allora prende corpo una figura imperiosa e pallida, dallo sguardo vuoto di statua.
Cosa succederebbe se a comandare il mondo ci finisse la Paura, incoronata come Regina assoluta, capricciosa, impermeabile, madre, cattiva madre o matrigna?
Forse quello che sta accadendo ora.
Ci sono paure quiete e operose, dolci e amorevoli che ci accompagnano come maestre nel corso della vita, e ci sono paure larghe e striscianti, spesso senza volto, che impediscono ai pensieri di volare e alle utopie di decollare. In certi momenti della storia la paura viene agitata come un vessillo, sveglia gli istinti peggiori e frena i migliori, chiude la visione sul futuro. Ci manipola, ciechi, e diventa uno strumento potente nelle mani di pochi. Cambia nome. Si veste di ragionevolezza, ragioni economiche, difesa, opportunità. Può diventare così subdola da indurci a credere che basti chiudere gli occhi per non subire miseria, morte e malattia. Può renderci così insicuri da non osare nemmeno sperare di essere felici. Può farci credere che la felicità si compri o si baratti, può illuderci di riuscire a possedere ciò che non ha prezzo. Può convincerci che sia meglio essere soli che solidali, vincitori o vinti anziché compagni, e più diversi di quanto non si sia uguali.
La Paura, quando diventa Regina, è bugiarda: svuota le parole di senso, le stacca dalla loro limpida concretezza e ne trasforma la forza creativa in strumento di potere.
Cerco allora una scrittura originale, basata sull’improvvisazione, lavata dalla verità del corpo e dalle relazioni dal vivo; cerco una sintassi composita che attinga al dialetto e alla poesia, al turpiloquio e al linguaggio dei sogni, al parlato quotidiano e alle frasi che sentiamo rimbombare in televisione, nelle conversazioni pubbliche, nelle interviste. Vorrei forzare il linguaggio ‘di copertura’ che tutti sembriamo comprendere, per rinnovare al mio orecchio le parole stesse e le espressioni.
Vorrei varcare i limiti della decenza nell’uso dell'autobiografia e connettere i diversi codici artistici della musica, della danza, della visione.
E siccome sognare non costa niente, mi piacerebbe che, per uno di quegli errori che valgono più di tante congetture e pensieri, questo spettacolo, come un rito di esorcismo collettivo, cominciasse nel mistero di un suono e in esso finisse, come si dice sia accaduto per il nostro povero mondo.
Quale suono? E che ne so?
lo spettacolo
Non mi sono mai occupata di teatro politico e civile e non lo faccio nemmeno ora, nonostante questo lavoro tratti questioni sia politiche che civili, come i meccanismi che precedono l'insorgere di una dittatura, le implosioni delle storie individuali quando vengono bloccate da quelle stesse paure che sembra preservino l'incolumità e il tranquillo procedere della vita quotidiana, il gioco perverso dei legami familiari, la guerra che, pur non essendo stata dichiarata, a noi tutti pare di avere attraversato.
Tratto anche di una progressiva perdita della capacità di conservare quello che spesso ci aiuta a non diventare schiavi della paura, indotta o naturale: una visione poetica dell'esistenza e l'audacia di creare momento per momento un destino.
Questa forma di analfabetismo della libertà, che quasi ci fa perdere il senso stesso delle parole che ci pareva di possedere, mi sembra favorire una continua proiezione verso un futuro sempre più nebbioso a svantaggio di una nitida, feroce ed animale percezione del presente.
Faccio tutto questo unicamente con gli strumenti del teatro, creando una forte comunicazione tra chi si occupa di luce, suono, movimenti di scena e me, passando dalla voce cantata al parlato, attraversando diversi personaggi, rivelando come un illusionista burlone quegli stessi strumenti che mi consentono di creare magie, come l'alzata di uno schermo, l'uso delle ombre, il mistero sciocco di lampade che calano, il brillare di una gelatina industriale.
Il macchinista è mio complice e mio avversario, ribelle o servo del potere.
Anche dal punto di vista del suono, posso dire di essere più vicina al concerto che allo spettacolo di prosa: si alternano musiche e composizioni ai sensori, elaborazioni della voce e rintocchi dalla pubblicità.
Le luci diventano quasi personaggi, alludendo sia ai fantasmi dei poeti sfacciati ed irridenti dei quali ho nostalgia, sia ai servi alla corte della Regina. Creano la gabbia e anche l'illusione di poter volare via. Faccio uso dell'improvvisazione, specialmente nelle parti che prevedono un coinvolgimento del pubblico, che per tre volte si trova in luce e invitato ad agire. E ancora non so se è meglio che l'energia di questi tre momenti di vicinanza esplodano in un atto collettivo o rimangano sospesi, come un nodo alla gola. Gli elementi in scena sono pochi e mutano sempre di senso e luogo: una poltrona di potere, un piccolo schermo portatile, che rivela e nasconde, un telefono in misterioso collegamento con il passato, uno schermo grande che diventa vivo di ombre e luci, le lampade che aprono e chiudono stanze, una borsa della spesa piena di verdure che diventano i personaggi di una mostruosa e grottesca famiglia italiana, padre il sedano, madre il prezzemolo.
A tutto questo si aggiungono le testimonianze di Ermellina Drei, sconosciuta bibliotecaria di un paese di provincia, testimone di eventi inquietanti che ha registrato sul suo diario, il quale diventa anche catalogo e inventario di un'epoca di sparizioni: libri, poeti, legami, ideali, vicini di casa. Tutto questo, alla prova del pubblico dell'anteprima, è precipitato in un linguaggio unico, nel quale ogni rabbia, ogni urgenza, ogni visione si è trasformata in racconto musicale e danzato, conducendo al movimento delle ombre finali, che evocano senza parole la sarabanda delle ideologie che hanno retto secoli per arrivare oggi dissanguate.
Dopo c'è la coscienza leggera di dover narrare un presente misterioso con parole nuove, che scrollino la polvere grigia dagli abiti, dai visi, dai muri dei nostri palazzi, dalle piazze delle nostre città, provando a non dare la colpa a nessuno e a tutti noi.
Questa è la danza sul filo alla quale mi costringo, mettendo in gioco quello che ho imparato in teatro, quello che provo sforzandomi di ascoltare e di guardare come se fossi piovuta dal cielo, la mia biografia e il desiderio di risultare attendibile testimone del tempo in cui vivo.
Si ringraziano
Andrea de Rosa, direttore artistico del Teatro Stabile di Napoli nell’anno 2010
L’Arboreto di Mondaino
tutti coloro che hanno accolto i laboratori dal 2008 a qui
tutti coloro che vi hanno partecipato
la famiglia Drei per la concessione gratuita e illimitata del diario
Elena Bucci, regista, attrice, autrice, ha fatto parte del nucleo storico del Teatro di Leo di Leo de Berardinis partecipando a tutti gli spettacoli. Ha lavorato tra gli altri con Mario Martone (Antigone), Pappi Corsicato (La voce umana), Claudio Morganti (Riccardo III, Le regine). Per il lavoro con lui vince, nel 2000, il Premio Ubu come migliore attrice. Ha fondato con Marco Sgrosso la compagnia Le Belle Bandiere (premio Hystrio - Altre Muse per l’attività, 2007), con sede a Russi di Romagna dove fondano un Laboratorio teatrale permanente, contribuiscono alla riapertura del Teatro Comunale e realizzano progetti come la Città del Sonno (in collaborazione con il Laboratorio, musicisti, artisti visivi, scrittori) e spettacoli - dei quali cura regia e drammaturgia - come Macbeth, Hedda Gabler, L’Amante (quest'ultimo con Marco Sgrosso), La locandiera e Antigone di Sofocle, Juana de la Cruz o della libertà da lei scritto, diretto e interpretato (con musiche di Andrea Agostini per Ravenna Festival ), tutti prodotti nel corso della lunga e felice collaborazione con il Centro Teatrale Bresciano Teatro Stabile di Brescia), Santa Giovanna dei Macelli (prodotto dal Teatro Stabile Metastasio di Prato) e Regina la Paura, progetto partito da L’Arboreto di Mondaino e prodotto nel 2010 dal Teatro Stabile Mercadante di Napoli. Le Belle Bandiere ha condiviso con Diablogues di Vetrano e Randisi un progetto di rilettura dei classici prodotto da Teatro degli Incamminati e Teatro Ebe Stignani di Imola. Con ‘Le smanie per la villeggiatura’ vince nel 2007 il Premio Eti - Gli olimpici per il Teatro per il migliore spettacolo dell’anno. E’ autrice di drammaturgie originali come Non sentire il male - dedicato a Eleonora, Autobiografie di ignoti, Naufraghi dal Bar Calypso (produzione Sagra Malatestiana), Bambini ( con Davide Reviati e Claudio Ballestracci Santarcangelo 2003), Canti per elefanti, Eleonora o delle Metamorfosi (con Paolo Puppa per le Celebrazioni Dusiane di Venezia), e, con Marco Sgrosso, Gli occhi dei matti, da L’Idiota, Le relazioni pericolose, da Laclos, Cavalieri erranti, da Cervantes, (entrambi sostenuti da Amat e Teatro Sanzio di Urbino) La Pazzia di Isabella, con la collaborazione alla drammaturgia di Gerardo Guccini e sostegno della Soffitta di Bologna. Cura regìe per Ravenna Festival, collaborando con Nevio Spadoni e Luigi Ceccarelli: Galla Placidia, Francesca da Rimini e Byron e Teresa (con Chiara Muti), Le Apocalissi (con Massimo Cacciari). Nel 2010 recita in Tenebrae, opera di Adriano Guarnieri per la regia di Cristina Mazzavillani Muti.E’ stata la prima interprete italiana di Medea di Benda, progetto e direzione musicale di Manlio Benzi per il quale dirige anche Tempesta e Sogno di una notte di mezz’estate. Con Ramberto Ciammarughi realizza un progetto in musica su Dante. Collabora con Ivano Marescotti (Bagnacaval, Il migliore dei mondi possibili). Crea drammaturgie con Guido Leotta, Tratti - Mobydick e e il gruppo musicale. Ha lavorato in cinema con Raul Ruiz, Pappi Corsicato, Michele Sordillo, Massimiliano Valli e Luisa Pretolani (ciclo di film V.A.C.A. VAri Cervelli Associati) La compagnia è sostenuta dal Comune di Russi, dove ha sede, e dalla Regione Emilia Romagna.
LE BELLE BANDIERE
Via Faentina Nord 4/1 48026 Russi (Ravenna)
lebellebandiere@racine.ra.it - www.lebellebandiere.it
Federica Cremaschi - tel. 393.9289782
Distribuzione AV Turné: info@avturne.org
debutto:
13 febbraio 2011 Teatro degli Atti di Rimini,
4 luglio 2011 Festival di Asti,
23-25 febbraio 2012 Teatri di Vita a Bologna,
20-25 marzo 2012 Cavallerizza Reale di Torino,
3-5 aprile 2012 Teatro i a Milano
Via Faentina nord, 4/1 48026 Russi (RA) Tel. 393.9289782 - 393.9535376
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